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12 Luglio

Deduzione Irap del costo del lavoro, profili operativi

di Studio Cerato Bana & Associati il 12/07/2016, in Imposte dirette
La deducibilità integrale, ai fini Irap, del costo del lavoro a tempo indeterminato, prevista dal co. 4-octies dell’art. 11 del D.Lgs. n. 446/1997, opera secondo un meccanismo residuale: l’importo agevolato – da riportare nel rigo IS7 e conseguentemente, a seconda della tipologia di contribuente, nei righi IQ64, IP70 e IC69 del modello Irap 2016 – è, infatti, assunto al netto delle deduzioni effettuate ai sensi dei precedenti co. 1, lett. a), 1-bis, 4-bis1. e 4-quater. A questo proposito, si segnala che, ai fini dichiarativi, nella colonna 1 del rigo IS7 del modello Irap 2016 deve essere indicato il numero dei dipendenti per i quali si fruisce della deduzione del costo residuo per il personale dipendente assunto a tempo indeterminato, mentre nella colonna 2 deve essere esposto l’ammontare della corrispondente deduzione, da riportare, poi, nei citati, righi IQ64, IP70 e IC69 del modello Irap 2016. A parere della Circolare Assonime n. 7/2015, par. 2, i costi ammessi in deduzione trovano fondamento nel rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ma non devono necessariamente essere stati sostenuti in costanza dello stesso. È il caso, ad esempio, delle erogazioni previste dal contratto di lavoro, ancorchè spettanti dopo la cessazione del rapporto – come la possibilità di acquistare gratuitamente beni o servizi...continua a leggere >>

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7 Luglio

Estromissione degli immobili strumentali e base imponibile Iva

di Studio Cerato Bana & Associati il 07/07/2016, in Iva ed altre imposte indirette, News
La disciplina agevolativa dell’esclusione degli immobili strumentali dal patrimonio dell’imprenditore individuale (art. 1, co. 121, della Legge n. 208/2015) è soggetta alle ordinarie regole Iva: conseguentemente, nel caso di operazione rientrante nell’ambito di applicazione del tributo ai sensi dell’art. 10, co. 1, n. 8-ter), del D.P.R. n. 633/1972, si pone la problematica dell’individuazione della relativa base imponibile Iva. La mancanza di un’espressa disciplina speciale preclude, infatti, la possibilità di utilizzare il valore catastale dell’immobile estromesso: è necessario fare riferimento al criterio previsto dall’art. 13, co. 2, lett. c), del D.P.R. n. 633/1972 – conforme all’art. 74 della Direttiva n. 2006/112/CE – a norma del quale la base imponibile Iva è costituita“dal prezzo di acquisto o, in mancanza dal prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni” . Tale previsione, in sostituzione di quella del valore normale, implica che la base imponibile Iva della cessione gratuita non comprenda il “ricarico” normalmente praticato sul mercato per quel bene, bensì sia costituita dal prezzo di acquisto del bene “attualizzato” al momento dell’estromissione. Utili riferimenti al riguardo possono essere tratti dalla sentenza...continua a leggere >>

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5 Luglio

Deduzione Irap del costo del lavoro a tempo indeterminato

di Studio Cerato Bana & Associati il 05/07/2016, in News, Imposte dirette
L’art. 1, co. 20, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 ha integrato l’art. 11 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, inserendo – con effetto a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 – il co. 4-opties, secondo cui: ·    fermo restando quanto previsto dal predetto art. 11 del Decreto Irap, e in deroga agli articoli precedenti, per i soggetti che determinano il valore della produzione netta del tributo regionale ai sensi degli artt. da 5 a 9 del D.Lgs. n. 446/1997, è ammessa in deduzione la differenza tra il costo complessivo per il personale a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti a norma dell’art. 11, co. 1, lett. a), 1-bis, 4-bis.1 e 4-quater del predetto Decreto; ·    per i produttori agricoli di cui all’art. 3, co. 1, lett. d), del D.Lgs. n. 446/1997, e per le società agricole contemplate dall’art. 2 del D.Lgs. 29 marzo 2004, n. 99, la nuova deduzione è ammessa anche per ogni lavoratore dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo d’imposta, purchè abbia lavorato almeno 150 giornate e il contratto abbia una durata almeno triennale (art. 11, co. 4-octies, secondo periodo, e 1.1, del D.Lgs. n. 446/1997). Sotto il profilo soggettivo, la deduzione integrale del costo per il personale a tempo indeterminato, è riservata...continua a leggere >>

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30 Giugno

Soggetti Ires, decrementi e riduzioni per la base Ace

di Studio Cerato Bana & Associati il 30/06/2016, in Imposte dirette
L’art. 1 del D.L. n. 201/2011, così come attuato dal D.M. 14 marzo 2012, ha introdotto l’Aiuto alla crescita economica (c.d. Ace), ovvero una deduzione dal reddito d’impresa, pari al 4,50% nel 2015 (4,75% nel 2016), da applicarsi – nel caso dei soggetti Ires – all’incremento netto del capitale proprio esistente alla chiusura dell’esercizio in corso 31 dicembre 2010, ovvero senza computare l’eventuale utile di quel periodo amministrativo. In un precedente commento, ci siamo soffermati sulle varie tipologie di incrementi (conferimento in denaro, rinuncia del socio al proprio credito da finanziamento, ecc.): vediamo, ora, le operazioni suscettibili, invece, di restringere, o addirittura annullare, la base di calcolo Ace delle società di capitali. In termini generali, le rettifiche in diminuzione ai fini Ace sono rappresentate da decrementi effettivi di patrimonio netto con attribuzione, a qualsiasi titolo (distribuzione di utili, riserve o capitale sociale), ai soci o partecipanti, nonché da riduzioni figurative derivanti da acquisti di partecipazioni in società controllate, aziende o rami di aziende. A differenza degli incrementi, le variazioni in diminuzione rilevano a partire dall’inizio dell’esercizio in cui si sono verificate. Non comportano, invece, alcun riverbero le riduzioni per copertura di...continua a leggere >>

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28 Giugno

Estromissione degli immobili strumentali, regole Iva ordinarie

di Studio Cerato Bana & Associati il 28/06/2016, in Iva ed altre imposte indirette
L’opzione, da parte dell’imprenditore individuale, per l’esclusione di uno o più immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa (art. 1, co. 121, della Legge n. 208/2015) non è soggetta alle imposte d’atto (registro, ipotecaria e catastale), in quanto non comporta il trasferimento del bene ad un altro soggetto, ma esclusivamente un mutamento del regime fiscale, dalla sfera imprenditoriale a quella privata della medesima persona fisica. Ai fini dell’Iva, analogamente all’assegnazione (o cessione) agevolata dei beni ai soci e alla trasformazione in società semplice, non sono previste disposizioni speciali, con l’effetto che l’imposta sul valore aggiunto deve essere applicata nei modi ordinari. In primo luogo, è necessario chiedersi se l’assegnazione agevolata rientri nell’ambito di operatività dell’Iva: qualora il bene interessato fosse stato originariamente acquistato senza addebito dell’imposta (ad esempio, acquisto da un privato o prima del 1973, oppure da un’impresa che ha applicato il regime dell’esenzione), la successiva assegnazione rappresentata un’operazione fuori campo Iva. Ad eccezione di tale ipotesi, l’estromissione dell’immobile strumentale dal regime d’impresa configura un’operazione di autoconsumo rilevante ai fini Iva: l’art. 2, co. 2, n. 5), del D.P.R. n....continua a leggere >>

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23 Giugno

Ace dei soggetti Ires, incrementi patrimoniali rilevanti per cassa

di Studio Cerato Bana & Associati il 23/06/2016, in Imposte dirette
L’art. 1 del D.L. n. 201/2011, così come attuato dal D.M. 14 marzo 2012, stabilisce che, ai fini della determinazione del reddito netto complessivo, si deduce dall’imponibile fiscale un importo pari al rendimento nozionale di una particolare configurazione di mezzi propri. La forma di detassazione in parola è fissata nel 4,50% per l’anno 2015 (e 4,75% per il 2016) da applicarsi ad un importo diversamente determinato, a seconda della tipologia di contribuente. Con riferimento ai soggetti Ires, il predetto coefficiente opera sulla variazione in aumento del capitale proprio esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 (capitale sociale e riserve, con esclusione dell’utile), nel limite del patrimonio netto del periodo d’imposta, comprensivo dell’utile “teorico”, ovvero determinato senza considerare il beneficio Ace. Lo scostamento rilevante è, pertanto, dato dalla sommatoria degli incrementi rilevanti, al netto di decrementi e riduzioni: in tale sede, ci soffermiano sui primi, mentre i secondi saranno trattati in un successivo commento. Le variazioni in aumento comprendono i conferimenti in denaro, rilevanti a decorrere dalla data del versamento, a prescindere dalla causale sottostante (aumenti di capitale non semplicemente sottoscritti, versamenti per sovrapprezzo azioni/quote, in...continua a leggere >>

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21 Giugno

Imposta sostitutiva sull’estromissione degli immobili strumentali

di Studio Cerato Bana & Associati il 21/06/2016, in Imposte dirette, News
L’esclusione degli immobili strumentali dal patrimonio dell’impresa individuale rappresenta ordinariamente – in assenza di una disciplina agevolativa – un’ipotesi di destinazione al consumo personale o familiare dell’imprenditore o a finalità estranee all’esercizio dell’impresa (art. 58, co. 3, del D,P.R. n. 917/1986), e in quanto tale è suscettibile di comportare il realizzo di una plusvalenza imponibile, pari alla differenza tra il valore normale dell’immobile estromesso e il suo costo fiscalmente riconosciuto non ammortizzato (art. 86, co. 3, del Tuir). L’art. 1, co. 121, della Legge n. 208/2015 stabilisce, tuttavia, che sulla differenza positiva tra il valore normale dei beni estromessi – o, in alternativa, il loro valore catastale di cui all’art. 52, co. 4, del D.P.R. n. 131/1986 – e il loro costo fiscalmente riconosciuto è dovuta un’imposta sostitutiva dell’Irpef e dell’Irap, pari all’8%: tale norma precisa, inoltre, che si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nei precedenti co. 115-120, riguardanti l’assegnazione e la cessione agevolata dei beni ai soci. Qualora l’immobile estromesso sia posseduto dall’imprenditore individuale in regime di comunione, l’imposta sostitutiva si applica sulla quota del valore di pertinenza dell’imprenditore (C.M....continua a leggere >>

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16 Giugno

Deduzione Ace, soggetti interessati da verificare

di Studio Cerato Bana & Associati il 16/06/2016, in Imposte dirette
L’art. 1 del D.L. n. 201/2011, così come attuato dal D.M. 14 marzo 2012, riconosce la possibilità di beneficiare, anche nel modello Unico 2016, della deduzione dal reddito d’impresa, a titolo di Aiuto alla Crescita Economica, pari al 4,50% annuo degli incrementi patrimoniali dei soggetti Ires o del patrimonio netto contabile dei contribuenti Irpef. L’accesso a tale agevolazione non riguarda indistintamente tutti i soggetti imprenditori, ma soltanto alcuni tassativamente indicati, come le s.p.a., s.r.l., s.a.p.a., società cooperative e di mutua assicurazione, europee di cui al Regolamento n. 2157/2001/CE e cooperative europee previste dal Regolamento n. 1435/2003/CE, residenti nel territorio dello Stato (art. 73, co. 1, lett. a), del D.P.R. n. 917/1986). Il medesimo beneficio è riconosciuto agli enti pubblici e privati diversi dalle società, i trust, residenti in Italia, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali, così come alle società ed enti commerciali di cui all’art. 73, co. 1, lett. d), del Tuir, non residenti nel territorio dello Stato, qualora dispongano nello stesso di una stabile organizzazione: lo stesso dicasi per le s.n.c., s.a.s. e gli imprenditori individuali in contabilità ordinaria, per natura od opzione. Conseguentemente, non possono accedere al beneficio...continua a leggere >>

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14 Giugno

Visto di conformità e polizza assicurativa

di Studio Cerato Bana & Associati il 14/06/2016, in Imposte dirette
L’art. 6, co. 1, e 22, co. 1, del D.M. n. 164/1999 prevede l’obbligo di stipulare una polizza di assicurazione della responsabilità civile, con massimale adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformità rilasciati: la soglia del massimale è fissata in euro 3.000.000 – a partire dal 13 dicembre 2014, rispetto al previgente limite di euro 1.032.913,80 – e la garanzia deve essere estesa al pagamento di una somma pari alle imposte, agli interessi e alle sanzioni che sarebbero stati richiesti al contribuente a seguito del controllo ai sensi dell’art. 36-ter, del D.P.R. n. 600/1973, ove l’errore non sia imputabile a dolo o colpa grave del contribuente. In base alla formulazione della norma, il massimale di euro 3.000.000 si sarebbe dovuto applicare, non solo con riguardo al modello 730, ma anche con riferimento al rilascio dei visti di conformità su tutte le dichiarazioni (Unico, Irap e Iva) per le compensazioni dei crediti tributari di importo superiore ad euro 15.000. La C.M. n. 7/E/2015 ha, tuttavia, precisato che i professionisti che non intendono apporre il visto di conformità sui modelli 730 – ma rilasciano visti di conformità solo in relazione ai modelli Unico, Irap e Iva – per la compensazione nel modello F24 dei crediti tributari di importo superiore ad...continua a leggere >>

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9 Giugno

Regime forfetario, esonero dagli adempimenti

di Studio Cerato Bana & Associati il 09/06/2016, in News, Iva ed altre imposte indirette, Imposte dirette
L’art. 1, co. 69, della Legge n. 190/2014 esonera il contribuente in regime forfetario dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, fermo restando il dovere di conservazione dei documenti emessi e ricevuti (art. 22 del D.P.R. n. 600/1973): la dichiarazione dei redditi è presentata nei termini e con le modalità previsti dal D.P.R. n. 322/1998. L’art. 1, co. 73, della Legge n. 190/2014 stabilisce, inoltre, l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore (art. 62-bis del D.L. n. 3317193) e dei parametri di cui all’art. 3, co. 184, della Legge n. 549/1995: la norma dispone, inoltre, che il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di approvazione dei modelli da utilizzare per la dichiarazione dei redditi individua gli specifici obblighi informativi, relativi all’attività svolta, che devono essere assolti dai contribuenti che applicano il regime forfetario. A questo proposito, il quadro RS del modello Unico 2016 – Persone Fisiche, approvato con il provvedimento del 29 gennaio 2016 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, prevede un nuovo prospetto, denominato “Regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni – Obblighi informativi”. Questo prospetto deve essere compilato dai soli contribuenti che hanno applicato il regime forfetario...continua a leggere >>

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7 Giugno

Visto di conformità infedele e rettifica del modello 730

di Studio Cerato Bana & Associati il 07/06/2016, in Imposte dirette
L’art. 6, co. 1, lett. b), del D.Lgs. n. 175/2014 stabilisce che, al di fuori dei casi di dolo o colpa grave del contribuente, per evitare la responsabilità relativa all’imposta (e agli interessi), il Caf o il professionista che riscontra errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele sulla dichiarazione (modello 730 precompilato oppure ordinario) è tenuto ad avvisare il contribuente, al fine di procedere alla elaborazione e trasmissione all’Agenzia delle Entrate della dichiarazione rettificativa, entro il 10 novembre 2016 per le violazioni inerenti il visto di conformità infedele apposto sui modelli 730/2016. Nel caso in cui, tuttavia, il contribuente non intenda presentare la nuova dichiarazione, il Caf e il professionista potranno comunque comunicare, entro il medesimo termine, all’Amministrazione Finanziaria, i dati rettificati. In entrambe le ipotesi, la responsabilità del Caf o professionista abilitato rimarrà circoscritta al pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente. In altre parole, nell’ipotesi di presentazione della dichiarazione rettificativa del contribuente e comunicazione dei dati rettificati, il versamento della maggiore imposta dovuta e dei relativi interessi ricade sul contribuente stesso, mentre la somma dovuta...continua a leggere >>

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31 Maggio

Regime forfetario, criteri di determinazione del reddito

di Studio Cerato Bana & Associati il 31/05/2016, in Imposte dirette
Per effetto dell’ingresso nel regime forfetario (art. 1, co. 54-89, della Legge n. 190/2014), il contribuente determina il reddito imponibile, ordinariamente soggetto al tributo del 15% sostitutivo dell’Irpef (e delle relative addizionali regionali e comunali) e dell’Irap, moltiplicando i propri ricavi o compensi – non rilevano, pertanto, plusvalenze e sopravvenienze attive – percepiti (principio di cassa) per il relativo coefficiente di redditività, indicato nell’allegato n. 4 della Legge n. 190/2014, in base al codice Ateco di riferimento: a questo proposito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in presenza di ricavi o compensi derivanti dal contemporaneo esercizio di attività riconducibili a codici Ateco diversi, il contribuente determina l’imponibile lordo applicando ai ricavi/compensi imputabili a ciascuna attività il relativo coefficiente di redditività (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.3). Il riferimento normativo ai soli ricavi e compensi induce, pertanto, a ritenere che non abbiano alcuna rilevanza fiscale le plusvalenze (e minusvalenze) conseguite nel corso del regime forfetario, anche se riferite a beni acquistati negli anni precedenti all’adozione del regime forfetario, così come le sopravvenienze attive e passive (C.M. n. 10/E/2016, n. 4.3.1). L’Amministrazione Finanziaria ha, inoltre,...continua a leggere >>

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26 Maggio

Semplificazioni Iva per il contribuente in regime forfetario

di Studio Cerato Bana & Associati il 26/05/2016, in Iva ed altre imposte indirette, Imposte dirette
L’art. 1, co. 58-63, della Legge n. 190/2014 ha stabilito che il contribuente in regime forfettario è soggetto ad alcune particolari regole, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto: in primo luogo, non esercita la rivalsa dell’imposta di cui all’art. 18 del D.P.R. n. 633/1972, ovvero non applica l’Iva sulle proprie operazioni attive, esponendo in fattura la dicitura “Operazione in franchigia da Iva (art. 1, co. 58, lett. a), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190)”. Conseguentemente, nel caso di importi superiori ad euro 77,47 dovrebbe ritenersi applicabile l’imposta di bollo di euro 2,00 (Tabella B, art. 6, e Tariffa, Parte I, artt. 13 e 14, allegate al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642). L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nell’ipotesi in cui un soggetto che applica il regime forfetario emetta una fattura senza esercitare la rivalsa, e il corrispettivo venga incassato nell’anno successivo, quando il contribuente applica il regime ordinario, la fattura non deve essere integrata con l’Iva, in quanto – ai sensi dell’art. 6, co. 4, del D.P.R. n. 633/1972 – l’operazione s’intende comunque effettuata al momento dell’emissione della fattura, anche se diverso da quello in cui si considera posta in essere ai sensi dei precedenti co. 1 e 3 (C.M. n. 10/E/2016, par. 4.1.1). Ad esempio, le fatture...continua a leggere >>

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24 Maggio

Regime forfetario, cause di esclusione da verificare

di Studio Cerato Bana & Associati il 24/05/2016, in Imposte dirette
L’art. 1, co. 57, della Legge n. 190/2014 stabilisce che l’accesso al regime forfetario è precluso alle persone fisiche che, nel periodo d’imposta di riferimento, si avvalgono dei regimi speciali Iva oppure di quelli forfetari di determinazione del reddito, come quello previsto dall’art. 56, co. 5, del D.P.R. n. 917/1986 per l’attività di allevamento di animali esercitata oltre i limiti di cui all’art. 32, co. 2, lett. b), del Tuir, oppure per le altre attività agricole (art. 56-bis, co. 2, del Tuir). La causa di esclusione, se riguarda un’attività produttiva di reddito di impresa o lavoro autonomo, impedisce l’accesso al regime anche con riguardo ad altre attività esercitate dal contribuente e non assoggettate ad un regime speciale (C.M. n. 10/E/2016, par. 2.3.a): in virtù di tale principio, è, pertanto, possibile ritenere che l’adozione di un regime speciale per un’attività che genera reddito agricolo non preclude al contribuente di accedere al nuovo regime forfetario relativamente alle altre attività svolte non assoggettate ad un regime speciale (C.M. n. 7/E/2008, par. 2.2). L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, precisato che il regime forfetario è incompatibile con quello opzionale del c.d. Patent Box, ovvero di tassazione agevolata del reddito derivante dallo sfruttamento dei beni immateriali...continua a leggere >>

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19 Maggio

Modello 730, responsabilità per CAF e professionisti

di Studio Cerato Bana & Associati il 19/05/2016, in Imposte dirette
L’attività di verifica della conformità effettuata sui dati della dichiarazione, compresi quelli già indicati nel modello precompilato, comporta, in capo al CAF e al professionista abilitato, l’assunzione delle responsabilità disciplinate dall’art. 39 del D.Lgs. n. 241/1997. A questo proposito, si ricorda che i CAF e i professionisti che rilasciano il visto di conformità infedele sono tenuti al pagamento, a favore dello stato o del diverso ente impositore di una somma pari all’ammontare dell’imposta, della sanzione del 30% e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente, ai sensi dell’art. 36-ter del D.P.R. n. 600/1973 (controllo formale delle dichiarazioni). Si tratta, nello specifico, del regime sanzionatorio previsto dall’art. 13, co. 1, del D.Lgs. n. 471/1997, rubricato ai “Ritardati od omessi versamenti diretti”, a norma del quale chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell'imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l'ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al 30% di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati...continua a leggere >>

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