Unico 2013, nuovi codici per le variazioni in diminuzione

di @MicheleBana il 21/06/2013

In un precedente commento, ci siamo soffermati sulle novità del quadro RF riguardanti le variazioni in aumento, vediamo ora quelle afferenti ai decrementi dell’utile civilistico, ai fini della determinazione del reddito d’impresa. In particolare, le novità compilative riguardano alcuni codici da utilizzare nel rigo RF39 del Modello Unico 2013 – Persone Fisiche, rigo RF47 del Modello Unico 2013 – Società di Persone e rigo RF54 del Modello Unico 2013 – Società di Capitali. In primo luogo, il codice “33”, riguardante l’importo deducibile dell’Irap, versata nel periodo d’imposta 2012, relativa al costo del personale dipendente ed assimilato, al netto delle deduzioni di cui all’art. 11, co. 1, lett. a), 1-bis, 4-bis e 4-bis.1, del D.Lgs. n. 446/1997. Questa variazione in diminuzione è stata prevista dall’art. 2 del D.L. n. 201/2011, e deve essere determinata secondo le indicazioni riportate nella C.M. n. 8/E/2013, fermi restando i principi già contenuti nella C.M. n. 16/E/2009. Tale variazione deve essere gestita congiuntamente ad altre rettifiche riguardanti il tributo regionale, quali la variazione in aumento per l’Irap di competenza (RF12 del Modello Unico 2013 – Persone Fisiche, rigo RF16 del Modello Unico 2013 – Società di Persone e rigo RF17 del Modello Unico 2013 – Società di Capitali), e la variazione in diminuzione forfetaria del 10% di cui all’art. 6 del D.L. n. 185/2008, contraddistinta dall’autonomo codice “12” (rigo RF39 del Modello Unico 2013 – Persone Fisiche, rigo RF47 del Modello Unico 2013 – Società di Persone e rigo RF54 del Modello Unico 2013 – Società di Capitali), riguardante le imprese che hanno sostenuto interessi passivi eccedenti gli attivi, nei periodi d’imposta a cui si riferiscono i versamenti di Irap effettuati nel 2012. Altre novità compilative in materia di Irap possono riguardare le imprese ed i lavoratori autonomi che, ad inizio 2013, hanno presentato l’istanza di rimborso relativa ad annualità pregresse, da cui è derivato un credito per maggiori imposte versate, iscritto già nel bilancio 2012: la corrispondente sopravvenienza attiva è non imponibile, in quanto correlata, ad un costo, l’Irap, non dedotto in passato, comportando dunque la necessità di operare, tra le “Altre variazioni in diminuzione”, una rettifica (codice residuale “99”). Diversamente, nel caso di emersione di una maggiore perdita fiscale, è necessario compilare l’apposito rigo del quadro RS, distinguendo in base al regime di utilizzabilità della stessa (rigo RS29 e RS30 del Modello Unico 2013 – Persone Fisiche, rigo RS39 del Modello Unico 2013 – Società di Persone e rigo RS103 del Modello Unico 2013 – Società di Capitali).
Tra le novità riguardanti le altre variazioni in diminuzione, si segnala, infine, il codice “34”, riguardante i canoni di leasing deducibili a norma dell’art. 102, co. 7, del Tuir, imputati al conto economico di un precedente periodo d’imposta. Questo codice è la diretta conseguenza della modifica della predetta disposizione, che – a partire dal 29 aprile 2012 – consente la possibilità di stipulare dei contratti di leasing con durata inferiore a quella minima fiscale, senza perdere il beneficio della deducibilità dei relativi canoni, sebbene ancorata ai consueti criteri quantitativi individuati dalla disposizione. Al ricorrere di tale ipotesi, negli esercizi di durata contrattuale la quota capitale dei canoni leasing è soltanto parzialmente deducibile, in quanto superiore a quella fiscalmente ammessa: la differenza costituisce un costo temporaneamente indeducibile, recuperabile dopo la conclusione della durata contrattuale, mediante delle variazioni in diminuzione, nel rispetto del principio di competenza, da operare appunto con il codice 34. In senso conforme, si veda anche la recente C.M. n. 17/E/2013, secondo cui i canoni di leasing imputati a conto economico e non ancora dedotti rilevano nei periodi d’imposta futuri, tramite variazioni in diminuzione, a dispetto di quanto sostenuto dalla Circolare Assonime n. 14/2012, par. 4.1: quest’ultima aveva, invece, sostenuto che – per effetto del decorso della durata contrattuale, e dell’esercizio del diritto di riscatto, con relativa acquisizione della proprietà del bene – i canoni non ancora dedotti, anziché essere recuperati attraverso le citate variazioni in diminuzione, debbano essere imputati ad incremento del costo fiscale del bene, da assoggettare ad ammortamento, e costituente la base di calcolo della plusvalenza di cui all’art. 86 del Tuir, nell’ipotesi di successivo realizzo del bene.

da www.notiziefiscali.it