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11 Novembre

Legge di stabilità 2014, applicazione della rivalutazione dei beni

di il 11/11/2013

L’art. 6, co. da 8 a 15, del disegno di legge di stabilità 2014, attualmente all’esame del Parlamento, ripropone la possibilità di rivalutare i beni d’impresa secondo lo schema previsto dalla Legge n. 342/2000, sia pure con alcune differenze. In questo primo intervento ci si occuperà dell’ambito applicativo della rivalutazione dei beni (soggetti ammessi e beni rivalutabili), evidenziando sin da subito che non è ammessa la rivalutazione solo civilistica, a differenza di quanto accaduto con la rivalutazione dei beni immobili di cui al D.L. n. 185/2008. In continuità con le precedenti leggi di rivalutazione, anche quella in commento prevede che, a fronte della rivalutazione dei beni, la cui imposta sostitutiva (imposte sui redditi e Irap) è pari al 16%, ovvero 12% per i beni non ammortizzabili, la contropartita è costituita da una riserva in sospensione d’imposta.
I soggetti ammessi alla rivalutazione sono, in generale, tutti gli esercenti attività d’impresa, compresi gli enti non commerciali in relazione ai beni utilizzati per lo svolgimento dell’attività commerciale, nonché le stabili organizzazioni di soggetti non residenti ubicate nel territorio dello Stato. Possono accedere altresì alla rivalutazione dei beni in parola, anche le imprese in contabilità semplificata le quali, in assenza del bilancio in cui eseguire tecnicamente l’operazione, devono evidenziare la rivalutazione dei beni in un apposito prospetto bollato e vidimato, anche dall’Agenzia delle Entrate, da cui risulti il costo fiscalmente riconosciuto dei beni e la rivalutazione operata. Per tali imprese, stante l’assenza di un bilancio, è evidente che non opera la disposizione normativa che prevede la formazione di un saldo attivo di rivalutazione, con conseguente impossibilità di tassazione dello stesso in caso di sua distribuzione.
Relativamente ai beni rivalutabili, il co. 8 dell’art. 6 del disegno di legge prevede che sono rivalutabili tutti i beni d’impresa, materiali ed immateriali, comprese le partecipazioni di controllo e collegamento, ad esclusione degli immobili “merce”, purchè risultino nel bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2012. Poiché il predetto co. 8 richiama i beni immateriali, è da ritenersi esclusa la possibilità, al pari di quanto previsto in occasione di precedenti rivalutazioni, dei costi pluriennali di cui all’art. 108 del Tuir, quali ad esempio i costi di pubblicità, i costi di impianto e tutte le altre spese relative a più esercizi, poiché tali “beni” non possono essere annoverati nella categoria dei beni immateriali giuridicamente tutelati. Dal punto di vista oggettivo, i beni rivalutabili sono anche quelli completamente ammortizzati, che tuttavia conservino un valore economico, e la rivalutazione deve avvenire per categorie omogenee di beni, tenendo presente a tal fine quanto previsto dal D.M. n. 162/2001, le cui disposizioni sono richiamate dal co. 14 dell’art. 5 del disegno di legge in questione. Più in particolare, i criteri per stabilire l’appartenenza alle categorie omogenee sono i seguenti:
·    i beni materiali ammortizzabili, diversi dagli immobili e dai beni mobili registrati, sono raggruppati in categorie omogenee per anno di acquisizione e coefficiente di ammortamento;
·    gli immobili si distinguono in fabbricati non strumentali (cd. immobili “patrimonio”), fabbricati strumentali per natura, fabbricati strumentali per destinazione, aree non fabbricabili e aree fabbricabili;
·    i beni iscritti in pubblici registri sono a loro volta raggruppati in categorie omogenee a seconda che si tratti di aeromobili, veicoli, navi e imbarcazioni;
·    i singoli beni immateriali costituiscono categoria omogenea a se stante.
Per quanto riguarda la tecnica di rivalutazione, dovrebbero assumere validità i tre metodi indicati nell’art. 5 del D.M. n. 162/2001, ed in particolare la rivalutazione del valore iscritto nell’attivo, la rivalutazione sia di tale valore e del fondo ammortamento (al fine di mantenere inalterata la durata del processo di ammortamento), e la riduzione del fondo di ammortamento. Come già a suo tempo indicato dall’Agenzia delle Entrate, nella C.M. n. 18/E/2006, l’utilizzo delle descritte tecniche rivalutative comporta differenti conseguenze in ambito civilistico e fiscale.



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